Il Vallo Atlantico

Teoricamente tutta la costa atlantica dell’Europa, dall’Olanda al Portogallo avrebbe potuto essere oggetto dell’invasione alleata.

I tedeschi, che erano totalmente all’oscuro delle intenzioni e dei piani alleati, erano quindi costretti a garantire protezione a tutta questa enorme fascia costiera, con il tanto declamato Vallo atlantico voluto da Hitler per garantire la protezione della Fortezza Europa.

In realtà una simile estensione territoriale era virtualmente indifendibile, soprattutto mentre le forze tedesche si trovavano già impegnate in una campagna devastante come quella russa che reclamava continuamente uomini e mezzi. Anche limitando le fortificazioni alle aree militarmente più adatte ad uno sbarco in forze, non era possibile difenderle tutte e nel tentativo di voler proteggere tutto si rischiava inevitabilmente di non proteggere realmente quasi nulla.

Ad apparire del tutto inadeguate erano proprio le fortificazioni del Vallo Atlantico, nonostante i molti sforzi profusi da Rommel dopo il suo arrivo e le numerose ispezioni da lui effettuate lungo tutta la costa.

Le opere difensive erano sostanzialmente di due tipi:

  • Punti di Tiro (gli Stuetzpunkter o STP)
    posizioni difensive “pesanti” costruite dall’Organizzazione Todt o dalle Compagnie di costruzione: predisposte per resistere isolate di fronte a un attacco nemico e munite di viveri per tre settimane;
  • Nidi di resistenza (i Widerstandsnerster o WN)
    posizioni difensive più “leggere”, costruite direttamente dalle truppe e provviste di viveri per un periodo di tempo variabile tra 8 a 14 giorni.

Le opere in cemento armato del Vallo atlantico erano costruite secondo un certo numero di modelli standard: dalle grandi casematte della Kriegsmarine (la marina da guerra tedesca) ai più semplici posti di osservazione costiera, fu costruita una grande varietà di bunker e di casematte.

Le casematte della Kriegsmarine posavano su fondamenta a gradini, in cemento armato, che garantivano la stabilità dell’edificio contro i continui colpi di obice. Inoltre i particolari soffitti a gradoni, progettati dall’ingeniere Todt, permettevano ai cannoni di coprire una vasta latitudine e contemporaneamente un alzo elevato (l’angolo di tiro variava da 100° a 120° sul piano orizzontale e da 40° a 60° su quello verticale), pur conservando una apertura ridotta che proteggeva maggiormente i serventi dei pezzi di artiglieria.

Pressoché tutte le casematte e i bunker erano inoltre protetti da mimetizzazioni che potevano variare da semplici teli tesi sopra di essi a complesse opere di muratura o di pittura.

Purtroppo per i tedeschi, l’armamento più disparato e spesso arretrato, la cronica penuria di materiale e lo scarso valore militare delle truppe destinate alla difesa costiera resero piuttosto inefficace questo sistema difensivo.

Soprattutto, al momento dell’invasione, molte di queste postazioni esistevano solo allo stato di progetto o erano ampiamente incompiute, e quelle esistenti si trovavano spesso troppo distanziate tra loro.

Il tenente colonnello Keil, comandante del 919° reggimento di fanteria in servizio nell’area della futura Utah Beach stimava che la distanza ottimale tra le singole posizioni difensive non avrebbe dovuto superare i 1.200-1.400 metri: solo così infatti esse potevano coprirsi l’una con l’altra impedendo al nemico di infiltrarsi nella linea difensiva. Nella realtà la distanza effettiva oscillava però tra i 1.200 e i 3.000 metri e quindi ogni postazione si veniva a trovare di fatto abbandonata a se stessa: veniva cioè a mancare una linea difensiva continua.

A poco potevano quindi servire anche gli ostacoli da spiaggia che l’instancabile Rommel continuava a far costruire lungo tutta la costa settentrionale della Francia.