La notte: il fianco orientale

Il 6 giugno 1944 era iniziato da pochi minuti, quando 6 alianti vennero sganciati dagli aerei che li avevano trasportati oltre la Manica. A bordo, seduti su banchi in legno disposti lungo entrambi i lati della fusoliera, vi erano gli uomini della compagnia D del 2° reggimento Ox & Bucks e alcuni elementi del genio, sotto il comando del maggiore John Howard.

Il loro obiettivo era costituito da due ponti: il primo, originariamente un ponte girevole,  è ora utilizzato come comune ponte fisso sul fiume Orne e si trova nei pressi di Ranville; il secondo è invece un ponte mobile che attraversa il parallelo canale di Caen, a poca distanza dal primo, nei pressi di Bènouville.

Il loro possesso era considerato essenziale dagli alleati per impedire che l’intera area di lancio della 6a divisione aviotrasportata potesse trasformarsi in una colossale trappola.

Per questo motivo era stato programmato un colpo di mano nei primissimi minuti del D-Day : gli uomini incaricati di compierlo attraversarono la Manica nello stesso convoglio aereo dei primissimi esploratori che dovevano preparare e indicare le zone per i successivi lanci.

I 3 alianti destinati al ponte sul canale presero terra nelle immediate vicinanze del loro obiettivo e in pochi minuti liquidarono la resistenza tedesca.

Alle 0.22 il maggiore Howard fu in grado di disporre il suo posto di comando in una trincea all’angolo nord-est del ponte mentre poco lontano anche il ponte di Ranville veniva preso intatto e senza che venisse sparato un solo colpo di fuoco, nonostante gli atterraggi meno precisi dei tre alianti destinati a conquistarlo.

La prima missione del D-Day in terra di Francia si era conclusa in una manciata di minuti e con pieno successo.

Non così fortunati furono invece i lanci dei primi esploratori (i pathfinder) e dei precursori dei paracadutisti che avevano attraversato al Manica insieme agli alianti di Howard. I loro lanci erano previsti in tre zone, denominate N, V e K.

Solo gli esploratori della zona N (nei dintorni di Ranville) svolsero con pieno successo la loro missione, segnando con precisione l’aera di lancio loro assegnata.

Gli esploratori della zona K (Touffrèville) saltarono infatti solo parzialmente sul loro obiettivo: alcuni di loro effettuarono un lancio troppo “corto” finendo così nell’area N, che segnalarono quindi in modo errato.

Ancora più sfortunati furono poi i lanci nella zona V, tra Varaville e Merville: gran parte del materiale lanciato finì infatti disperso nelle zone inondate.

Trenta minuti dopo la mezzanotte, comunque, i 140 uomini del maggiore Howard, i 60 esploratori e i 200 uomini degli elementi di avanguardia della 3a e della 5a brigata paracadutisti erano sul suolo francese in attesa della seconda ondata che doveva trasportare oltre 5.000 paracadutisti, partiti dall’inghilterra con un convoglio composto da 110 aerei e 6 alianti del 38° gruppo e da 146 C-47 e da altri 13 alianti del 46° gruppo.

Alle 0.45 i primi sei di questi alianti, che trasportavano jeep, gruppi di demolizione e altro materiale pesante, iniziò la monovra di atterraggio.

Solo 2 però si posarono correttamente sugli obiettivi loro assegnati; altri tre vennero ingannati dalle segnalazioni errate degli esploratori e l’ultimo fu abbattuto.

Dopo altri 5 minuti, alle 0.50, giunse il grosso del convoglio: si trattava di 2.500 paracadutisti della 5a brigata, che dovevano lanciarsi sulla zona N, nel settore di Ranville e a est dei ponti sull’Orne, e di altrettanti paracadutisti della 3a brigata destinati alla zona K, tra Cuverville e Sannerville, e sulla zona V, a ovest di Varreville.

La 5a brigata aveva anzitutto il compito di difendere i ponti già conquistati dagli uomini del maggiore Howard e poi di tenere e proteggere il settore di Bènouville e Ranville contro eventuali attacchi di fanteria e di blindati.

Alla 3a brigata, di cui faceva parte anche il 1° battaglione paracadutisti canadese, era stato invece assegnato l’incarico di distruggere 5 ponti sulla Dives e di tentare il secondo colpo di mano della nottata, contro la batteria di Merville, ritenuta particolarmente pericolosa per gli sbarchi sulla spiaggia Sword.

Entrambe le missioni si conclusero con successo: nel corso della notte e delle prime ore della mattina vennero distrutti i ponti di Varaville, Robehomme, i due ponti di Bures e quello di Troarn e anche la batteria di Melville venne presa dagli uomini del tenente colonnello Otway, sebbene questi sia stato costretto a compiere la sua missione con forze estremamente ridotte a causa di alcuni lanci errati.

Nel frattempo, alle 3.20, erano giunti nel settore di Ranville, sulla zona N, altri 68 alianti medi e 4 alianti pesanti: i primi avevano fatto affluire 1.200 uomini e le truppe del Quartier Generale, e i secondi la 4a batteria anticarro.

L’insieme di queste azioni, svolte nelle prime ore del D-Day, rappresenta la cosidetta Operazione Tonga.

Malgrado la partecipazione di 2 gruppi della RAF, il numero di aerei impegnati non era infatti sufficiente per condurre l’intera divisione in una sola volta: la brigata aviotrasportata, gli elementi pesanti e il resto della divisione erano quindi destinati ad essere impegnati in un secondo tempo, nella cosidetta Operazione Mallard, programmata per la sera del D-Day.