La notte: il fianco occidentale

Le due divisioni aviotrasportate americane (82a e 101a) lanciarono, alle 0.15, i loro pathfinder, gli “occhi dell’armata”, con il compito di segnalare le aree stabilite per i lanci.

Ai 6.000 paracadutisti della 101a divisione erano assegnate 3 zone: a nord, la zona A (502° reggimento) era fissata a sud-ovest di Saint- Martin-de-Varreville, in prossimità della batteria tedesca; al centro, la zona C (506°reggimento) si trovava a ovest di Sainte-Marie-du-Mont; a sud, la zona D (501° reggimento) era invece tra Vierville e Angoville-au-Plain; una ulteriore zona, la E, era infine destinata agli alianti.

I C-47 che conducevano i paracadutisti giunsero nei pressi dei propri obiettivi da ovest, dopo aver fatto un lungo giro. Poco prima di giungere sulla costa si imbatterono però in un banco di nubi che li spinse a rompere le formazioni; quando ne uscirono si ritrovarono completamente sparsi e ormai sotto il fuoco della contraerea tedesca.

Fu il caos.

Solo il 70% dei paracadutisti atterrarono nel settore circoscritto tra le paludi del Carentan (a sud), il Merderet (a ovest) e la costa fino a Ravenoville (a est).

 Almeno 1.500 para della 101a toccarono terra al di fuori di questa area e nella maggioranza dei casi vennero uccisi o catturati.

In effetti una enorme confusione regnò nelle prime ore del D-Day sulla testa di ponte aviotrasportata americana, e risultò molto difficile riuscire a ricostituire al suolo le unità iniziali. Alcune si trovarono completamente disperse e molti ufficiali presero il comando di uomini che non avevano mai visto prima.

Paradossalmente, questa confusione finì per giocare in favore degli americani: l’imprecisione dei lanci e la dispersione dei paracadutisti resero di fatto impossibile ai tedeschi la comprensione delle intenzioni alleate, lasciandoli completamente disorientati.

A ciò contribuì non poco la Resistenza francese di Saint-Lô, che aveva provveduto a sabotare e interrompere tutti i collegamenti telefonici nel dipartimento della Manche.

Il colonnello Keil, alla guida del 919° reggimento, scoprì così ben presto di non poter contare su alcun tipo di legame con le sue varie unità: quando venne svegliato nel cuore della notte dal suo aiutante, che gli annunciava il lancio di paracadutisti sul posto di comando, Keil ingaggiò in un contrattacco la sua sezione di genio, ma non aveva che alcuni portaordini motociclisti per trasmettere lo stato d’allerta. In pratica si trovò a comandare la sola compagnia di comando a Montebourg.

La maggior parte dei paracadutisti che avanzavano verso Sainte-Marie-du-Mont erano scesi sulla zona C, a ovest del piccolo borgo normanno.

In questo settore aveva preso terra anche il generale Taylor che si ritrovò completamente solo per una ventina di minuti prima di incontrare un uomo del 501° e di rendersi conto di trovarsi tra Sainte-Marie-du-Mont e Vierville.

Poco dopo riuscirono a riunirsi con altri uomini dispersi e con il colonnello Ewell che in realtà comandava il 3° battaglione del 510° reggimento, ma che si trovava nel settore di salto del 506°.

Ewell a sua volta aveva radunato 90 paracadutisti e il generale Taylor prese quindi la decisione di marciare sull’uscita della spiaggia vicino a Poupeville (Uscita 1) con i pochi uomini che era riuscito a mettere insieme.

A sud, la zona D aveva ricevuto i paracadutisti del 501°, o almeno tutto il 1° battaglione che era giunto a sud d’Angoville. Leggermente più a sudest aveva preso invece terra il 2° battaglione.

A nord il 502° era saltato sulla zona A vicino alla batteria di Saint-Martin-de-Varreville. Il comandante, Van Horn Mosely si era rotto una gamba saltando, così come il comandante del 2° battaglione.

Il tenente colonnello Cassidy del 1° battaglione marciò verso la batteria che doveva distruggere e incontrò il comandante degli esploratori. Insieme giungono sull’obiettivo solo per constatarne la già avvenuta distruzione ad opera dei bombardamenti aerei. Si diressero quindi verso nord giungendo a Foucarville, dove Cassidy lasciò alcuni uomini per dirigersi poi verso sud.

Quanto al tenente colonnello Robert G. Cole del 3° battaglione, che avrebbe dovuto marciare sull’uscita 3 per liberarla e tenerla, era atterrato troppo a ovest, vicino a Sainte-Mere-Eglise e si diresse verso l’uscita con una forza di soli 80 uomini: la raggiunge solo alle 7.30, un’ora dopo l’inizio degli sbarchi.

Nei pressi del villaggio di Hiesville, a ovest di Sainte-Marie-du-Mont, si stabilì intanto il PC della 101a e quello del 506° reggimento.

Così come la 101a, anche la 82a divisione aviotrasportata sperimentò le stesse difficoltà: errori e imprecisioni nei lanci, truppe disperse a terra, impossibilità di radunare rapidamente gli uomini nei pressi degli obiettivi loro assegnati.

In ogni caso, al di là dei singoli episodi che li videro protagonisti e delle singole operazioni militari svolte a terra, le forze aviotrasportate, sia inglesi che americane, ottennero un importante risultato: gettarono nella confusione più completa le forze tedesche che restarono disorientate e confuse, spesso incapaci di comprendere la portata reale dell’attacco.

A questo risultato contribuirono sia eventi voluti, come il lancio di fantocci paracadutati che esplodevano toccando il suolo, facendo credere ai tedeschi che siano in corso attacchi in forze e distogliendo la loro attenzione dai veri obiettivi; sia eventi casuali, come gli errori nei lanci e la dispersione delle forze a terra.

Le prime ore del 6 giugno trascorsero quindi con brevi combattimenti e con scontri che coinvolsero spesso pochissimi uomini.