Il giorno: Omaha Beach

Mentre gli uomini della 4a divisione americana sbarcavano con relativa facilità su Utah Beach, i loro connazionali della 1a e della 29a divisione incontrarono l’inferno in quella che sarà chiamata Bloody Omaha (Omaha la sanguinaria).

I piani teorici elaborati dagli alleati per lo sbarco su Omaha vennero completamente sconvolti da una serie di contrattempi determinati in particolare da errori nel bombardamento navale e aereo, dal mare mosso e dalla forza delle corrente.

Il movimento dalla zona di trasporto alla spiaggia era regolata da un orario molto complesso che avrebbe dovuto dirigere con la massima precisione centinaia di mezzi: solo per il trasporto del 16° RCT occorrevano due trasporti di truppe, 6 LST, 53 LCT di vario genere, e 5 LCI (L). Inoltre 81 LVCP, 18 LCA britannici, 13 altri mezzi e circa 64 DUKW dovevano lasciare i fianchi delle navi più grandi.

Le grosse navi da trasporto misero i veicoli in mare a circa 16 km dalle spiagge. L’operazione cominciò da 3 a 4 ore prima dell’ora H e il mare mosso complicò notevolmente questa operazione causando dei ritardi. Un vento di forza compresa tra 10 e 18 nodi provocava infatti delle onde alte da 0.90 cm a 1.20 m, che giunsero a volte fino a 1.80 m. di altezza. La visibilità era di soli 16 km.

I soldati delle prime ondate erano già provati dalle lunghe giornate passate a bordo delle navi: si trovavano sulle navi da 80 ore, dopo aver subito una falsa partenza il 3 giugno, esser stati riportati in mare il 4, esser tornati verso i porti per rifare il pieno di gasolio, ricompletare le razioni e rifornirsi di sacchetti per il vomito.

Le tenute di combattimento erano umide, ghiacciate e puzzavano per la mistura antigas di cui sono intrise. In pratica era impossibile evitare di bagnarsi.

A Omaha la prima bassa marea era prevista per le 5.21 e la prima alta marea per le 10.30, con 6 metri di fondo. Alle 3.30 quando i soldati dovettero salire sui loro mezzi da sbarco erano spossati da 12 ore di traversata e avevano lo stomaco vuoto per il mar di mare. Oltre alle armi e all’equipaggiamento individuale , ognuno portava gli utensili corrispondenti alla missione che doveva svolgere.

Qualche mezzo finì per affondare a causa del mare forte e gli uomini vennero raccolti dai mezzi di salvataggio della guardia costiera.

Alcune foto panoramiche fornite agli uomini avrebbero dovuto teoricamente permettere loro di familiarizzare con i propri obiettivi. Ma una leggera nebbia mattutina e il fumo dei bombardamenti alleati rese difficile l’orientamento, ancor più perché la maggioranza dei mezzi finì per non trovarsi là dove avrebbe dovuto.

Vi erano infatti forti correnti laterali in direzione est, la cui potenza era inoltre aumentata da forti venti, che scavavano dei canali lungo la spiaggia. Il 6 giugno tutto ciò provocò una forte deriva verso est, a volte superiore ai mille metri, e la maggioranza dei mezzi da sbarco giunse sulle spiagge nel più grande disordine.

I primi a incontrare difficoltà a causa del mare mosso furono i carri anfibi DD, che avrebbero dovuto essere messi in acqua al largo per raggiungere la riva autonomamente grazie alle proprie eliche ed alla protezione impermeabile di cui godevano.

I comandanti degli LCT che trasportavano i carri del 743° battaglione, destinati a Dog Red e a Easy Green, si resero però conto del pericolo rappresentato dalle onde enormi che si frangevano sui fianchi dei mezzi da sbarco e decisero, contrariamente agli ordini, di condurli direttamente fino alla spiaggia.

I 4 LCT della compagnia B del 743° arrivarono così davanti a Vierville e i 4 della C tra Dog Red e Easy Green, seguiti poi dai carri comuni della compagnia A.

Uno dei 4 LCT della compagnia B affondò però quasi subito, con i suoi 4 carri e con il comandante della compagnia, centrato dall’artiglieria tedesca che dal WN 74, situato sulla Pointe de la Percée, prese le spiagge d’infilata con due pezzi da 75 mm.

Alle 7.00 restavano solo 34 carri sui 48 del 734°: dei 14 persi, 4 erano affondati e 10 distrutti sulla spiaggia.

Molto peggio andò però ai 48 carri del 741° battaglione che avrebbero dovuto appoggiare lo sbarco del 16° reggimento di fronte a Colleville.

Alle 5.35 infatti i carri DD delle compagnie B e C si calarono nel mare agitato, nonostante l’artiglieria tedesca avesse colpito due degli LCT che li trasportavano: la stragrande maggioranza dei carri affondò immediatamente e i loro equipaggi dovettero attendere i soccorsi dei mezzi della Guardia costiera.

In pratica solo 2 carri dei 32 che vennero messi in mare raggiunsero la spiaggia, insieme a quelli, non anfibi, della compagnia A, sbarcati alle 6.30.

Subito dietro i carri avrebbe dovuto sbarcare la prima ondata della fanteria.

Avvicinandosi alla costa gli uomini ignoravano ancora ciò che li attendeva. I bombardamenti della marina sembravano aver schiacciato ogni possibile reazione nemica. I carri e i blindati dell’artiglieria tiravano anch’essi sulle posizioni costiere dai loro LCT. Inoltre i missili lanciati dagli appositi LCT (versione Rocket) con il loro assordante rumore lasciavano sperare che le difese costiere fossero ormai fuori gioco.

Ma così non fu, e i 1.450 uomini delle 8 compagnie d’assalto che si avvicinavano alla costa stavano per essere calorosamente accolte.

Sulla destra la compagnia A del 116° si avvicinò alla riva. Sarà pressoché la sola a prendere terra nel settore previsto: il suo obiettivo era la spiaggia Dog Green ai piedi dei WN 70 e 71, direttamente su Vierville.

Uno degli LCA che la trasportava sulla riva (il numero 5) affondò per il mare mosso a 1.500 metri dalla riva: gli uomini furono costretti a saltare dall’imbarcazione e molti di loro affondarono a loro volta, trascinati sul fondo dal peso del loro equipaggio. Sei uomini morirono affogati; gli altri vennero salvati da un cutter della guardia costiera, evitando così il massacro che attendeva i loro compagni sulla spiaggia.

A h+6 minuti (6.36) i mezzi arrivarono sulla spiaggia disposti su tre file, una dietro l’altra, e subirono un fuoco intenso e preciso. Tutta la coesione fu persa completamente.

Un LCA si disintegrò sotto l’impatto di quattro colpi di mortaio. Sull’LCA n. 6 sia il capitano che i 30 uomini furono uccisi e solo 12 corpi saranno poi ritrovati. Sull’LCA n. 4 la metà degli effettivi era fuori combattimento e uno solo dei due ufficiali riuscì a sopravvivere.

Sulla spiaggia le perdite si succedevano. I sopravvissuti tornarono a rifugiarsi in acqua cercando rifugio dietro gli ostacoli. Alcuni di loro riuscirono a stabilire una linea di fuoco sul fianco destro, sotto il tiro nemico; ma erano privi di comandanti, e i carri che avrebbero dovuto sostenerli vennero colpiti uno dopo l’altro, nel volgere di pochi minuti .

Quindici minuti dopo lo sbarco, la A/116 era già fuori combattimento: le sue perdite ammontavano a 2/3 dei suoi effettivi. I superstiti potevano solo tentare di salvare i feriti. Solo due soldati riuscirono a raggiungere i ranger della compagnia C sbarcati sulla loro destra per aiutarli nell’assalto alle difese tedesche e furono di fatto i soli due uomini della compagnia A che parteciparono concretamente ai combattimenti su Omaha!

La compagnia A era infatti accompagnata dalla compagnia C del 2° battaglione ranger che raggiunse la spiaggia con 2 LCA inglesi, sui quali i suoi 65 uomini avevano preso posto dopo aver lasciato, oltre due ore prima, la loro nave trasporto.

Quando, allora H (le 6.30), le rampe si abbassarono, i ranger furono il bersaglio di fucili e mitragliatrici, dei mortai e dei cannoni. I colpi di un mortaio centrarono un LCA e uccisero una dozzina di uomini, choccando profondamente gli altri, che riuscirono appena ad abbandonare il mezzo prima che la rampa fosse distrutta da un altro colpo di mortaio.  Meno di un minuto dopo, altri due colpi lo distrussero completamente, colpendolo al centro e sul fianco destro.: tagliato in due, iniziò ad affondare. Trascinati dal loro equipaggiamento, alcuni uomini affogarono a pochi metri dalla riva.

Una mitragliatrice tedesca concentrò il suo fuoco sull’altro LCA e colpì 15 ranger. I sopravvissuti tentarono allora di raggiungere il riparo della scogliera, attraversando i 300 metri di sabbia; ma erano spossati e i 3 o 4 minuti che gli occorsero per compiere questa distanza costarono nuove perdite.

Non appena giunti ai piedi della scogliera, furono in condizioni di contarsi: 35 uomini persi; ne restavano solo 29. Il capitano Goranson che comandava la compagnia aveva perso più della metà dei suoi effettivi!

Garrison inviò allora 3 dei suoi uomini verso ovest per tentare di trovare un passaggio nella scogliera. Il passaggio venne effettivamente trovato 300 metri più a ovest e fortunatamente il loro equipaggiamento fu di aiuto: con alcune baionette e alcune corde attaccate ai picchetti di un campo minato, i ranger riuscirono a superarlo.

I tedeschi, installati in una casa fortificata (il WN 73) che aveva permesso loro di tirare sui ranger durante le operazioni di sbarco, lanciarono ora delle granate verso i piedi della scogliera, nel tentativo di farli ritirare.

Non appena giunto sopra la scogliera (erano ormai le 7.00), Garrison notò l’arrivo sulla spiaggia di un LCA che portava una parte della compagnia B del 116°, giunta lì per errore. Dopo aver inutilmente sperato nell’appoggio della compagnia A, decimata sulla spiaggia, questi uomini erano un rinforzo apprezzato e, con il loro aiuto, i ranger poterono dare inizio all’assalto a una casa fortificata sulla scogliera.

L’assalto era destinato a proseguire per molte ore, anche a causa dei rinforzi che i tedeschi ricevevano da Vierville attraverso le trincee, e la posizione fu presa solo al termine del pomeriggio.

Nel settore di Vierville, dunque, gli sbarchi delle prime ondate non avevano dato i risultati sperati: su Dog Green la compagnia A del 116° era stata praticamente annientata; su Charlie i ranger, dopo aver subito pesanti perdite e ricevuto i rinforzi della compagnia B del 116° erano riusciti a stabilirsi in cima alla scogliera, ma non a neutralizzare il WN 73.

A rendere ancora più grave la situazione sul fianco destro di Omaha fu il fatto che, a causa delle correnti, le due compagnie previste per Dog White e Dog Red subirono una forte deriva verso est, lasciando uno spazio vuoto di oltre mille metri che separava i superstiti della compagnia A dalle più vicine unità del 116°. Solo qualche carro riuscì a raggiungere questi settori.

Sospinti dalle correnti, nel più grande disordine, gli uomini delle compagnie G e F del 116° si avvicinarono alla spiaggia di fronte all’imbocco della vallata dei Moulins (uscita D3), sbarrata da uno dei due muri anticarro della spiaggia.

La compagnia G avrebbe dovuto sbarcare a Dog White, di fronte a Hamel-aux-Petres ma i 6 mezzi che la trasportavano finirono dispersi da una parte all’altra dell’uscita D3.

Quattro di essi arrivarono a ovest, di fronte al WN 68. Fortunatamente il fumo li nascose ai difensori tedeschi e gli uomini poterono liberare la spiaggia senza eccessivi problemi: a metà cammino subirono dei tiri sporadici e imprecisi che non provocarono alcuna perdita.

Tra i 10 e i 15 minuti dopo lo sbarco, arrivarono alla scarpata di ciotoli nella parte alta della spiaggia. Gli ufficiali si resero però conto di essere sbarcati troppo a est e di dover quindi piegare verso ovest di molte centinaia di metri.

Si trattò di una progressione difficoltosa che ruppe la coesione della compagnia. Solo qualche uomo riuscì a raggiungere l’originario obiettivo di Dog White verso le 8.30.

I due altri mezzi giunsero alla spiaggia a est dell’entrata nella vallata, su Easy Green, sotto il WN 66: qui subirono un violento fuoco e una delle due squadre perse la metà dei suoi uomini prima di riuscire a raggiungere la scarpata.

Anche la compagnia F giunse con le sue 6 squadre d’assalto di fronte all’uscita D3: tre giunsero più a ovest, di fronte al WN 68 e nei primi minuti persero i loro ufficiali. Quando gli uomini riuscirono a raggiungere la scarpata erano quindi completamente disorganizzati.

Più a est, di fronte al WN 66, le altre tre squadre impiegarono 45 minuti per attraversare la spiaggia sotto un fuoco concentrato, perdendo oltre la metà dei loro effettivi e lasciando sulla spiaggia una quarantina di uomini tra morti e feriti. I sopravvissuti, sotto choc, si ripararono dietro la scarpata.

L’ultima compagnia del 116°, la E, il cui sbarco era previsto su Easy Green, venne completamente deviata dalle correnti e finì addirittura nel settore riservato alla 1a divisione.

Il Grande Uno Rosso (la 1a divisione di fantria USA) doveva  sbarcare gli uomini del suo 16° reggimento a est, a partire da Easy Red, il più ampio tra i sotto-settori di Omaha (copre infatti, da est a ovest, tutta la vallata del Ruquet, ossia l’uscita E1, racchiusa tra il WN 65 e il WN 64).

Questo settore era dominato da un ampio altopiano, dove oggi sorge il cimitero americano, e qui non vi erano difese tedesche per un tratto lungo 750 metri, fino al WN 62: una vera opportunità per le truppe d’assalto che qui avrebbero dovuto sbarcare due compagnie, la E e la F.

Alle 6.30 solo due squadre di queste compagnie abbordarono effettivamente le spiagge proprio sotto l’attuale cimitero, insieme a due squadre della compagnia E del 116° che, come già detto, erano finiti qui a causa delle correnti. Ma l’acqua era profonda e i soldati dovettero nuotare per giungere a riva. L’equipaggiamento pesante fu sostanzialmente perduto e solo 14 uomini della squadra appartenente alla compagnia F° raggiunsero la spiaggia mentre 3 carri tentavano di offire loro un qualche appoggio.

Le rimanenti squadre della compagnia E del 116° e delle compagnie E ed F del 16° finirono nel sotto-settore Fox Green, centrato sull’uscita F1, all’inizio della vallata che porta a Colleville, racchiusa tra i WN 61 e 62.

La compagnia E del 116° sbarcò qui 4 squadre, completamente disperse: il tiro delle armi leggere proveniente dal WN 62 era micidiale. Sui 90 uomini delle quattro squadre solo 60 raggiunsero la scarpata di ciotoli e le squadre restarono a lungo isolate le une dalle altre.

La compagnia E del 16° si ritrovò anch’essa con 5 squadre ai piedi del WN 62, sparsa lungo 800 metri di spiaggia e sotto il tiro delle mitragliatrici che iniziò non appena si abbassarono le rampe dei mezzi da sbarco. I soldati dovettero raccogliere i compagni feriti man mano che avanzano nell’acqua e i sopravvissuti si arrestarono per di più al limite della sabbia asciutta, a 300 metri dalla scarpata, attendendo la marea montante per poter avanzare. Sottoposta a un fuoco devastante, questa compagnia contò 105 morti sulla spiaggia.

Anche la compagnia F, destinata a Easy Red, sbarcò 5 delle sue squadre su Fox Green. Due sbarcarono esattamente sotto il WN 62 e trovarono anch’esse l’inferno: un terzo degli effettivi venne colpito prima di poter raggiungere la scarpata.

Più a est, altre tre squadre subirono un destino altrettanto terribile: su uno dei mezzi solo 7 uomini riuscirono a raggiungere la spiaggia e solo due ufficiali in tutta la compagnia sopravvissero all’assalto. Su Fox Green sbarcarono in tutto 450 uomini con la prima ondata: oltre 200 di essi furono messi fuori combattimento, morti o feriti, direttamente sulla spiaggia.

E nessuna delle 14 squadre che vi sbarcarono era in realtà destinata a questo sotto-settore, che era stato assegnato alle compagnie I e L del 16° RCT. Queste 2 compagnie avevano però subito i maggiori effetti delle correnti: la I perse 2 mezzi, affondati al largo, mentre gli altri furono sospinti addirittura fino a Port-en-Bessin e accumularono un ritardo di un’ora e mezzo. La L perse un mezzo e gli altri 5 riuscirono a sbarcare solo dopo mezz’ora, sostanzialmente con la seconda ondata.

Secondo i piani, la prima ondata avrebbe dovuto progredire al di là della scarpata di ciotoli: salvo un pugno di ranger nel settore Charlie, sulla destra, questo obiettivo era completamente mancato.

Ma, cosa ancora più grave, gli sbarchi dei genieri, previsti tra h+3 e h+8, dopo la prima ondata di fanteria, si erano invece svolti quasi contemporaneamente ad essa e in modo altrettanto caotico: completamente disorganizzati, con gran parte del loro equipaggiamento perduto e senza l’adeguata copertura della fanteria e dei carri, poterono compiere la loro missione solo in modo estremamente parziale, a tutto svantaggio delle ondate successive che dovevano sopraggiungere.

Alle 7, quando la marea iniziava a risalire, era prevista la seconda ondata di sbarchi che avrebbe dovuto completarsi in circa 40 minuti, prima che gli ostacoli sulle spiagge fossero completamente ricoperti dall’acqua. Questa seconda ondata doveva raggiungere gli elementi già sbarcati per completare i vari battaglioni con tutte le loro compagnie e i relativi stati maggiori. Ma anche questi sbarchi si svolsero nella più grande confusione.

Su Dog Green dovevano sbarcare le compagnie B, C e D e la compagnia di comando del 1° battaglione del 116° RCT, in rinforzo alla compagnia A, che aveva il compito di raggiungere sulla strada per Vierville. Ma la compagnia A era stata però quasi interamente annientata e Vierville appariva quanto di più lontano si potesse immaginare per i pochi sopravvissuti prostrati sulla spiaggia.

La compagnia B non riescì a riconoscere i riferimenti costieri e arrivò puntualmente, alle 7.00, ma con i suoi sei mezzi totalmente dispersi, su un fronte di 1.600 metri di larghezza che debordava Dog Green da entrambi i lati.

Le 3 squadre che giunsero al centro furono prese sotto lo stesso fuoco micidiale che aveva accolto la compagnia A. In breve i sopravvissuti delle nuove squadre si trovarono mischiati ai pochi superstiti della prima ondata.

Fortunatamente le 3 squadre che giunsero ai lati restarono intatte. Alle 7.10 la compagnia C del 116° sbarcò 1600 metri a est dell’uscita D1 di Vierville, su Dog White: in realtà uno dei mezzi incappò in un ostacolo e ritardò di mezz’ora. Gli altri 5 restarono raggruppati ma sbarcarono troppo a est, su una delle spiagge rimaste vuote a causa della deriva che aveva fatto deviare la prima ondata.

In questo caso, per lo meno, l’errore risultò benefico: questa zona era sottoposta infatti a un fuoco tedesco piuttosto debole. Anche se un mezzo si incagliò e con esso andò perso tutto l’equipaggiamento pesante necessario a sgombrare la vallata di Vierville (lancia-fiamme, mortai, bangalores), le perdite furono ridotte a soli 5 uomini.

Su un fronte di 100 metri di larghezza, gli uomini si misero in posizione al riparo di un muro alto poco più di un metro: era la prima compagnia che riusciva a giungere unita e sostanzialmente intatta.

La compagnia D incontrò maggiori difficoltà a raggiungere la riva: tre dei suoi mezzi imbarcarono acqua e uno dovette essere abbandonato al largo (arrivò solo nel pomeriggio). Un altro venne affondato a 400 metri dalla riva e gli uomini furono costretti a nuotare sotto il fuoco: solo la metà di essi riuscì a raggiungere la riva.

La sesta e ultima squadra venne sbarcata a 150 metri dalla riva: i soldati, vedendo alcuni compagni che li avevano preceduti proteggersi con gli ostacoli della spiaggia, li imitarono e non avanzarono oltre.

Quanto agli altri 3 mezzi che trasportavano la compagnia di comando del 1° battaglione del 116° per Dog Green, arrivarono 300 metri troppo a ovest sotto la scogliere. Durante lo sbarco, gli uomini vennero sottoposti al fuoco dei tiratori d’èlite situati in cima alla scogliera e le perdite furono pesantissime (dalla metà a un terzo degli effettivi). I superstiti, completamente dispersi, restarono bloccati per gran parte della giornata.

I ranger avevano già sbarcato la compagnia C del 2° battaglione ranger sul sottosettore Charlie con la prima ondata: alle compagnie D, E ed F dello stesso battaglione, guidate dal colonnello Rudder,  era invece stata assegnata una missione del tutto particolare: l’assalto alla scogliera della Pointe Du Hoc. Il compito delle altre 2 compagnie del 2° battaglione e dell’intero 5° battaglione ranger dipendeva dal risultato di questa missione.

In caso di successo del tenente colonnello Rudder, essi dovevano infatti raggiungere questi obiettivi per rinforzare gli elementi già impegnati.  In caso contrario il loro compito era quello di sbarcare su Dog Green per seguire il 1° battaglione verso Vierville e poi deviare per attaccare le batterie della Pointe du Hoc da terra.

Dopo aver atteso fino alle 7.15, non ottenendo nessuna notizia da Rudder, puntarono verso Omaha: 18 LCA li condussero verso la costa (ogni compagnia di Rangers contava solo 65 uomini) ma il comandante del 5° battaglione, tenente colonnello Schneider, vedendo la situazione critica su Dog Green fece deviare i suoi mezzi verso la vicina Dog White in modo da evitare il settore fortificato dei WN 71 e 72.  Riuscì così a sbarcare i suoi 450 uomini subendo solo 5 o 6 perdite.

Le 2 compagnie del 2° battaglione (la A e la B) ebbero invece un destino diverso.  Il secondo mezzo della compagnia B urtò una mina e i ranger furono costretti a nuotare verso la riva. La compagnia A subì perdite terribili sotto il fuoco di mitragliatrici e mortai

Quando le due compagnie giunsero finalmente al riparo non restavano che 35 ranger (su 65) della A e 27 della B, per un totale di 68 su 130 uomini.

Le tre compagnie E, F e G, sbarcate con la prima ondata e finite tutte in settori diversi da quelli loro assegnati, avrebbero dovuto essere raggiunte con la seconda ondata dalla compagnia H e dalla compagnia di comando, in modo da completare i ranghi del 2° battaglione del 116° RCT.

Alle 7 la compagnia H giunse su Easy Red, sebbene altri elementi approdassero più a ovest su Dog Red e Easy Green, subendo perdite pesanti.  Lo stato maggiore del battaglione giunse invece su Dog Red sotto un fuoco violento che costrinse i soldati a ripararsi dietro alcuni carri.

Qui il comandante del battaglione non trovò ovviamente alcuna traccia della compagnia G, che stava ancora faticosamente tentando di raggiungere Dog White, nè tantomeno della compagnia E, finita completamente fuori settore e dovette limitarsi a cercare di riunire gli uomini della F, giunti con la prima ondata e privi del loro comandante.

Tentando di forzare l’uscita D3 della valletta dei Moulins, una cinquantina di uomini della compagnia F riuscì a raggiungere una casa che forniva una discreta protezione, appena oltre l’entrata della valle.

Un’altra dozzina di uomini riiuscì anche a giungere fino al vertice del pendio ma non fu poi in grado di distruggere il WN 66 e dovette quindi ripiegare sulla casa.

Il 3° battaglione del 116° avrebbe dovuto poi sbarcare tra le 7.20 e le 7.30 su un largo fronte, proprio dietro il 2° battaglione, su Dog White, Dog Red e Easy Green. Ma anche in questo caso i piani risultarono stravolti. Gli uomini sbarcarono infatti con 5-10 minuti di ritardo e a est dei Moulins, su Easy Red su di un fronte largo 1000 m. Fortunatamente le perdite furono contenute, ma la disorganizzazione ritardava tutte le iniziative.

Nonostante la confusione che accompagnò anche la seconda ondata di sbarchi della fanteria, alle 7.30 le unità di attacco apparivano dislocate lungo tutto il fronte previsto e non vi erano più grandi vuoti come dopo la prima ondata.

Il punto più debole nel settore affidato alla 29a divisione e al suo 116° RCT restava ancora Dog Green: di fronte all’uscita di Vierville, la D1, il 1° battaglione era ancora incapace di passare all’azione dopo aver subito perdite pesanti ad ogni ondata.

Le difese tedesche però cominciarono a indebolirsi: le prime squadre, spesso isolate, erano state accolte a piè fermo; ora tutta la spiaggia offriva bersagli talmente numerosi e confusi che i tiri erano inevitabilmente meno concentrati e alcune unità riescirono a passare tra le maglie della rete.

Soprattutto giunsero sulle spiagge le unità di comando del reggimento: alle 7.30 il comandante in seconda della 29a divisione, generale Cota, e il colonnello Canham, comandante del 116°, sbarcarono su Dog White e iniziarono subito a riorganizzare le forze.

Per quanto riguarda i settori del 16° reggimento, la seconda ondata portò anzitutto, alle 7.00, la compagnia G su Easy Red, un punto rimasto vuoto per gli errori dei primi sbarchi.

Una delle sei squadre era in ritardo per alcuni problemi al mezzo da sbarco che la conduceva, ma le rimanenti cinque giunsero raggruppate sulla spiaggia che abbordarono vicino al WN 62.

Il corto passaggio dalla spiaggia alla scarpata fu devastante: il fuoco delle armi leggere e delle mitragliatrici falciava gli uomini pesantemente carichi e anchilosati per la traversata: 63 di loro restarono sulla spiaggia. Gli altri raggiunsero sulla scarpata i superstiti delle tre squadre giunte con la prima ondata: una della compagnia E del 16° e le due della E del 116°.

I nuovi arrivi riescirono però a non perdere la loro coesione: in 15 minuti le armi di sostegno furono in posizione e aprirono il fuoco contro il WN 62.

Prevista per le 7.30, la compagnia H del 16° RCT arrivò con 20 minuti di ritardo e sbarcò a qualche centinaio di metri dalla compagnia precedente, di fronte all’uscita E1 che portava a Colleville, direttamente esposta al fuoco intenso del WN 62 che la immobilizzò per diverse ore.

Il 1° battaglione del 16° sbarcò poi tra le 7.40 e le 8.00 per rafforzare le prime unità di assalto tra l’uscita E1 (Le Ruqouet) e la E3 (Colleville) con le compagnie A, B, C e D e con il quartier generale del battaglione, subendo nel complesso perdite relativamente poco elevate.

Su Fox Green, di fronte al WN 61, si trovavano gli elementi di 5 compagnie giunte tutte erroneamente con la prima ondata. O meglio, si trovavano i resti di questi compagnie: alle 7, con la seconda ondata, la confusione aumentò ulteriormente con l’arrivo della compagnia K che subì immediatamente 53 perdite, tra cui 4 ufficiali, sulla spiaggia.

Insieme ad essa giunse anche una squadra della compagnia L, il cui sbarco, previsto con la prima ondata non aveva potuto aver luogo a causa delle correnti. Uno dei suoi 6 mezzi da sbarco era affondato al largo di Sainte-Honorine, quattro avevano preso terra a est, su Fox Red, perdendo il comandante della compagnia e 34 uomini, e uno appunto giunse su Fox Green nel peggior momento di confusione. 

Verso le 8 giunsero infine su Fox Green anche i 4 mezzi superstiti della compagnia I della prima ondata, finita per la forza delle correnti a Port-en-Bessin, dove aveva perso 2 squadre. I quattro mezzi superstiti arrivarono in condizioni difficili: quello con il comando toccò una mina incendiandosi, altri due toccarono a loro volte delle mine e furono colpiti dall’artiglieria costiera, il quarto si incastrò contro un ostacolo.

Il capitano di questa compagnia, sbarcato indenne, si ritrovò ad essere l’ufficiale più anziano e quindi il responsabile di tutti gli elementi sparsi su questa spiaggia.

Alle 8, la situazione su Omaha appariva ancora tremendamente compromessa: le unità erano immobilizzate ai piedi della scarpata e regnova una confusione senza apparente speranza; il morale era spesso bassissimo: la marea iniziava a salire mostrando i cadaveri dei caduti. Si cercava riparo dietro la scarpata. Davanti ai soldati vi erano filo spinato, campi di mine, mitragliatrici, mortai: tutte le azioni sembravano paralizzate.

Su alcune spiagge regnava il caos: compagnie mescolate, comunicazioni spesso inesistenti, materiale in gran parte perduto.

Il generale Bradley, che seguiva ansioso l’andamento delle operazioni dal largo ricevette poche e frammentarie notizie, tra cui quella proveniente dalle segnalazioni di una nave, drammatica nella sua sinteticità: l’intera prima ondata è distrutta!

Alle 9 Bradley prese seriamente in considerazione l’ipotesi di far raccogliere i superstiti per farli poi sbarcare su Utah o su Gold. Ma dopo una mezz’ora la situazione sembrava migliorare e l’ordine venne sospeso.

In effetti dopo l’arrivo della seconda ondata, e soprattutto degli stati maggiori che rimisero ordine tra le unità, alcuni passaggi avevano iniziato ad aprirsi in più settori.

Le uscite dalle spiagge erano tenute ancora solidamente dai tedeschi e quelle poche aperture furono realizzate più che altro scalando i fianchi dell’altopiano su punti poco o mal difesi.

In ogni caso, il fattore decisivo su Omaha fu rappresentato dal comando: esemplare fu il caso del gen. Cota, sbarcato alle 7.30 su Dog White; proprio grazie alla sua capacità riorganizzativa e al suo sprone, da qui si aprì un’importante passaggio sull’altopiano, in direzione di Vierville.

Eventi simili iniziarono a verificarsi su molti altri settori, soprattutto dopo l’arrivo dei nuovi rinforzi a partire dalle 9.30, che giunsero su spiagge ormai meno caotiche e meno congestionate.

Finalmente, alle 10.30, quattro ore dopo i primi sbarchi, vennero aperte 2 uscite dalle spiagge: la F1, vicino al Wn 60 (verso Cabourg) e la E1 (Ruqouet, verso Saint-Laurent). Non erano ancora del tutto sicure e i genieri dovevano ancora in gran parte sgombrale, ma la crisi era superata.

Bloody Omaha, Omaha la sanguinaria, pagò un tributo altissimo: gli americani persero oltre 2400 soldati sulla sabbia di questa spiaggia, oggi dominata dal cimitero americano di Colleville.

Omaha Beach: settori occidentali
Omaha Beach: settori occidentali
I settori orientali di Omaha
I settori orientali di Omaha
I settori occidentali di Omaha
I settori occidentali di Omaha